Verner Panton, il rivoluzionario

Rese la plastica una materia nobile per il design, ed erano appena gli anni '50 quando si impegnava a stravolgere gli schemi, a fare della forma una sperimentazione che in ogni modo, proprio per sua natura, avrebbe comunque mantenuto un carattere di utilità

Verner Panton nasce a Copenaghen con una spiccata vena artistica nel 1926, la dote creativa gli fu subito chiara, ma ci volle un viaggio on the road nell'Europa dell'epoca per riuscire a canalizzarla nel design.

Negli anni '50 un vero e proprio genere di arredo si era diffuso in Italia: il cosiddetto "stile svedese", anche se in realtà il "movimento" era di ben più ampio respiro geografico. Designer come Alvar Aalto (finlandese), Arne Jacobsen (danese), Hans Wegner (danese) furono veri e propri insegnanti per Panton, iniziarono a trasmettere la maestria artigianale nel lavoro del legno unita alla ricerca di un ambiente casalingo comfortevole che alleggerisse le lunghe e fredde giornate dei popoli del nord Europa.

Quando la prima creazione di Verner Panton si presentò sul mercato fu subito chiaro che avrebbe segnato una rottura dei diffusi schemi interpretativi. La "Panton Chair", apparsa alla fine degli anni '60, stravolse le leggi del design. Era modellata su un unico foglio di plastica e non inneggiava alla sua funzionalità (come volevano i dettami del design dell'epoca), bensì la nascondeva a vantaggio della forma armoniosa e per la prima volta rendeva la plastica un materiale di pregio.

Verner è stato un rivoluzionario dello "stile svedese", l'innovatore dei prodotti dalle linee essenziali e dai materiali poveri. L'idea di arredo per Verner Panton risiedeva nell'armonia di ogni elemento. Circondarsi di complementi di arredo piacevoli, semplici e caldi aiuta, secondo la sua filosofia, a sentirsi bene in una culla familiare comoda oltre che bella.

Il colore fece l'entrata trionfale nella progettazione, con uno stretto legame significativo, una precisa connotazione simbolica che lo rendeva imprenscindibile dalla forma e dal materiale a cui si aggiungeva. Nei primi anni le sue opere vennero giudicate eccentrici esperimenti di stile, inutilizzabili opere d'arte... che avrebbero fatto, però, la storia del design internazionale.

Molte creazioni del designer-artista sono state prodotte da multinazionali come l'Ikea o Herman Miller, specializzate in oggetti per l'arredo pratici e semplici, ma dalle forme avanguardistiche e dalla progettazione estremamente studiata su misura dei bisogni pratici del cliente. Tutte le sue creazioni sono state raccolte in un museo online interamente dedicato al lui, dove si può ripercorrere la storia dagli anni '50 alla fine degli anni '90 (quando scomparve) attraverso ogni sua rivisitazione artistica; una collezione di oggetti particolari, morbidi, essenziali, eccentrici e assolutamente eterni.

Pamela Pinzi

4 Dicembre 2009

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