Tony Blair per Louis Vuitton

Fonti vicine al gruppo francese del lusso confermano la possibile nomina dell’ex-premier britannico come consulente, mirata -secondo gli analisti- ad agevolare la penetrazione ancora difficile di LVMH in nuovi promettenti mercati

L'ex primo ministro inglese Tony Blair, già consulente di JPMorgan Chase e della Zurich Financial, starebbe valutando la possibilità di trasformare la sua amicizia con il boss di LVMH, Bernard Arnault. in un rapporto commerciale, diventandone consulente personale in cambio di uno stipendio a sei cifre.

Stando a quanto appreso dalla Reuters, secondo alcune fonti vicine al gruppo francese leader mondiale del lusso, i dettagli dell’accordo sono ancora in fase di trattativa e l’annuncio ufficiale potrebbe arrivare a breve.

Il gruppo LVMH, fondato nel 1987, possiede prestigiose etichette di bevande alcoliche, profumi, moda, gioielli, tra cui Dior ed Hennessy Moet & Chandon, e con il suo marchio d’alta pelletteria Louis Vuitton è stato uno dei primi luxury brands occidentali a penetrare in Cina.

Non è chiaro se Blair abbia talento in fatto di moda o lusso, ma secondo alcuni esperti, con la sua influenza e la sua rete di relazioni internazionali di primo livello, potrebbe agevolare la penetrazione di LVMH in mercati emergenti in forte crescita nel prossimo decennio.

"Blair potrebbe facilitare lo sviluppo di LVMH in nuovi mercati, ottenendo le autorizzazioni necessarie e aiutando a risolvere problemi complessi", ha detto Luca Solca, analista di Bernstein a Londra. "Con la sua rapida crescita ed un numero sempre maggiore di lavoratori indipendenti, l'India è uno dei più grandi mercati mondiali del lusso ancora poco sfruttati, dopo la Cina, ed è un paese in cui il contributo di Blair potrebbe fare la differenza".

Secondo altri analisti, potenzialmente l’India vale 15 miliardi dollari di vendite annuali di beni di lusso, ed il suo ritardo nell’affermarsi tra i mercati emergenti di questo settore è dovuto a vari fattori: la mancanza di spazi commerciali, l'eccessiva burocrazia, i dazi elevati, le scarse infrastrutture e la riduzione del 51 per cento delle proprietà straniere dal 2006, causata, in primis, dalla riluttanza del governo indiano alla crescita del retail nel paese.

Ma se alcuni esperti vedono favorevolmente la nomina di Blair a consulente di LVMH, sostenendo che contribuirebbe a sollevare il profilo e la statura del gruppo francese nel mondo, altri hanno espresso scetticismo. "A parte il peso politico, non vedo cosa Blair potrà portare a LVMH, dato che non ha grandi capacità in termini di sviluppo di business", ha detto alla Reuters un analista del lusso che opera a Londra.

Nel frattempo, sul fronte politico, il deputato liberal-democratico inglese Norman Lamb ha attaccato Blair dicendo: "Un ministro sa che compromette il governo, mantenendo strette amicizie per trarne beneficio quando lascerà l'incarico. E noi tutti sappiamo che ci sono stati molti problemi di recente sul modo in cui opera il Parlamento".

A tal proposito, i portavoce di Blair e di LVMH non hanno rilasciato commenti.

Sta di fatto che questo nuovo incarico andrebbe ad aggiungersi ad altre prestigiose collaborazioni già offerte da Blair: alla fine di gennaio 2008, l’ex-premier britannico ha firmato un contratto con il Gruppo svizzero Zurich Financial Services, compagnia di assicurazioni per gli affari politici, per un compenso di 750 mila dollari; inoltre, la JPMorgan lo ha nominato suo consulente senior su questioni strategiche e politiche a livello mondiale, retribuendolo con una somma di 3 milioni di dollari.

E non è tutto. Ulteriore fonte di reddito per Blair sono lezioni e memorie: secondo alcune fonti, una casa editrice avrebbe già acquisito i diritti per pubblicare le memorie della sua premiership, sborsando ben 10 milioni dollari.

www.lvmh.com

Carla Astengo

14 Gennaio 2010

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