Moda e riciclo in Africa con Carmina Campus

Il brand di Ilaria Venturini Fendi partecipa all'Ethical Fashion project promosso da Altaroma in collaborazione con l'ONU, per il recupero di materiali dalle discariche dei paesi Subsahariani

Si possono creare oggetti di lusso e alla moda anche da materiali trovati nelle discariche africane. È ciò che Ilaria Venturini Fendi intende dimostrare, e infatti a marzo andrà in Kenya proprio per questo, avendo aderito all'Ethical Fashion: progetto promosso da Altaroma insieme all'International Trade Centre (ITC), agenzia dell'ONU e del WTO (World Trade Organization), per supportare lo sviluppo economico delle zone più disagiate dell'Africa e il coinvolgimento dei Paesi subsahariani: Tanzania, Uganda e Kenya.

Figlia di Anna Fendi -una delle 5 sorelle fondatrici della celebre maison-, Ilaria come il resto della famiglia, la moda ce l'ha nel sangue, e dopo l'esperienza con la griffe d'accessori Fendissime, ha deciso di creare un marchio tutto suo, "Carmina Campus", con cui già da qualche anno produce borse, bijoux e pezzi d'arredo, coniugando riciclo, ecologia, solidarietà.

Pezzi unici ed esclusivi, che incantano per stile, gusto, fantasia e l'eccellenza artigianale delle finiture, tutte fatte a mano. I materiali li sceglie lei personalmente, cercandoli un po' dappertutto, in mercatini, falegnamerie, carrozzerie e botteghe d'ogni genere, e in parte anche da una comunità di donne africane in Uganda con cui collabora da tempo, per poi farli assemblare da esperti artigiani nostrani. Dall'Uganda provengono, ad esempio, le decorazioni delle eco-bags che il Comune di Roma scelse di donare l'anno scorso alle first ladies giunte nella capitale in occasione del G8 all'Aquila.

Per farsi un'idea dell'incanto di questi accessori, basta visitare la boutique a 2 piani di Carmina Campus, a Roma, in via di Fontanella Borghese, di fronte alla lussuosa Via Condotti, e che non a caso si chiama "Re(f)use". È proprio qui che ieri, nell'ambito della kermesse di sfilate AltaromaAltamoda, Ilaria ha voluto annunciare la sua partnership con l'Ethical Fashion Project.

Dall'arredamento del negozio, al più piccolo accessorio, tutto è in materiale riciclato: il bancone metallico viene da un vecchio ferramenta, le lampade da terra sono fatte di tubi e cappe, gli appendiabiti a muro sono colli di bottiglie di vetro, i gioielli sono collane e orecchini ricavati da toppe per le chiavi d'ogni forma e materiale, o da quadranti di orologi da polso o persino da stecche di ventagli.

Spiccano in bella mostra anche le "car-bags" fatte con scarti d’auto in rottamazione: in vendita tra i 500 e i 900 euro, quelle allungate, simili alle famose baguette Fendi, si chiudono con parasole completi di specchietto, mentre gli zaini si allacciano con cinture di sicurezza. Ci sono, poi, vari oggetti d’arredo ricavati da un aereo in disuso, come le due poltrone di business class che troneggiano in vetrina con sopra la scritta antinquinamento «Don't fly private, fly commercial. Help reduce air pollution», o la poltroncina tonda composta da un copertone e mezzo, un secchiello fatto del tessuto dei sedili, che si chiude con alette simili ai flaps in plastica degli aerei. «Dalla spazzatura può nascere di tutto -ha detto la stilista-, anche oggetti raffinati come questi, lavorati da artigiani italiani con materiale di scarto. Mi sono chiesta se il nostro spirito ambientalista fosse in contrasto con l'idea delle poltrone di aereo in vetrina. Ma poi mi sono detta di no. Non credo che si debba tornare indietro, ma utilizzare al meglio quello che il progresso ci fornisce».

In occasione dell'annuncio dell'accordo tra Carmina Campus e Altaroma, al piano superiore del negozio un grande schermo al plasma proiettava un suggestivo video sul Kenia offerto dall'ITC,  le cui immagini multicolor dei costumi della gente e dei materiali delle discariche, si armonizzavano con singolari «mattoni-puff» esposti qua e là, fatti di coloratissime lattine da bibita compresse e racchiuse in reti metalliche. Secondo Ilaria «possono simboleggiare dei mattoni per costruire una società più rispettosa dell'ambiente».

Per una come lei, già tanto esperta di alta moda e moda etica, non è stato difficile decidere di partecipare all'Ethical fashion project. Perché se l'haute couture è sinonimo di ricerca e sperimentazione, così lo è questo progetto nato dalla cooperazione di Altaroma con ITC, per favorire lo sviluppo economico delle zone più disagiate del continente africano, nel rispetto dell'uomo e dell'ambiente.

L'impegno di Carmina Campus consisterà in un workshop di ricerca e studio da svolgersi sia in Africa che in Italia, per il possibile riciclo di materiali nella realizzazione di abiti e oggetti moda. L'Ethical Fashion project fino ad oggi ha dato lavoro a seimila donne e «per il 2015 si spera di arrivare a quindicimila», ha detto la Venturini Fendi. Nei prossimi mesi, sarà lei personalmente a recarsi nelle discariche del Kenia per individuare i materiali da poter riciclare e riutilizzare per le sue creazioni, che poi saranno realizzate dalle popolazioni locali. Attualmente, oltre due milioni di persone vivono negli slum (baraccati) sorti a poca distanza da queste discariche, senza elettricità né sistema fognario, sfamandosi e mantenendosi con quello che trovano tra i rifiuti.

L'obiettivo sarà dimostrare, come già avviene con le borse di Carmina Campus vendute nei più esclusivi negozi delle capitali di tutto il mondo, che anche i materiali più umili, visti con occhi diversi e trasformati dalle mani di abili artigiani, possono diventare esclusivi oggetti preziosi e di qualità.

Carla Astengo

3 Febbraio 2010

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