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MilanoFashionWeek: Moda, Arte, Fotografia
Dalla divina Greta Garbo in Triennale, al geniale artista newyorkese Richard Hambleton in mostra all'Armani/Teatro, fino all’opening del nuovo Museo della Moda a Palazzo Morando, ecco una serie di speciali appuntamenti culturali da non perdere
Non solo passerelle. Il MilanoModaDonna, di scena fino al 2 marzo 2010, anche questa stagione propone numerose iniziative espositive che, nella sei giorni di sfilate e anche oltre, contribuiscono ad animare la città all’insegna della bellezza e della creatività, consolidando la liaison tra arte, moda e cultura.
Dal 24 febbraio fino al 2 marzo, in Galleria Vittorio Emanuele II,
“House of Shades” (“Casa di Sguardi”), installazione dell’artista indiano Sudarshan Shetty,
che indaga sul significato di pubblico e privato.
Per sei giorni, alla galleria Vittorio Emanuele, luogo di passaggio simbolico della città, il Comune di Milano espone «House of Shades», installazione suggestiva quanto emblematica di Sudarshan Shetty, uno dei più rinomati talenti arte contemporanea indiana. L’iniziativa rappresenta la seconda tappa di un sodalizio tra l’assessorato alla Cultura di Milano e l’Espace culturel Louis Vuitton di Champs-Elysèes, che ogni anno ospita mostre «site specific» con opere di artisti contemporanei di tutto il mondo, come quella intitolata «Scritture silenziose», esposta lo scorso ottobre a Palazzo Dugnani.
L’assessore Finazzer Flory, che ha fortemente voluto che l'«House of Shades» fosse posizionata all’Ottagono proprio all’inizio delle sfilate milanesi, ha detto: «È un’installazione di arte pubblica contro l’indifferenza, perchè chi guarda e sa guardare non è mai indifferente alle cose».
Sudarshan, che all’ombra del Duomo un mese fa aveva già presentato la sua prima personale italiana, con quest’opera presenta un surreale chiosco di 4 x 4 mt, simile ad un igloo composto da una miriade di occhiali, all’interno del quale lo spettatore proverà la strana -ed un po’ inquietante- sensazione di sentirsi osservato da centinaia di sguardi, peraltro accentuata dal vibrare degli occhiali sull’impalcatura semovente. L’intento dell’artista indiano, come quello dell’assessore Finazzer Flory, era quello di lanciare una provocazione poetica proprio durante la settimana della moda. «La mia intenzione –ha spiegato Sudarshan - era di focalizzare l’attenzione sul concetto di sguardo, ovvero sulla consapevolezza di fermarsi a guardare dentro sè stessi e al contempo sentirsi guardare dagli altri. Un tema emblematico per una città come Milano la cui identità è fortemente legata all’immagine e all’estetica, aspetto che trova massima espressione proprio nella moda. Il valore di quest’enigmatica opera di public art risiede nel suo potenziale interattivo, più che nella valenza estetica: entrandovi lo spettatore avrà l’impressione di accedere ad una nuova dimensione in cui il concetto di casa-rifugio è vanificato da un luogo che abbatte qualsiasi privacy e che anzi amplifica il voyerismo».
Da Mercoledì 24 febbraio, alla Bocconi Art Gallery, in Via Röntgen 1,
la mostra “A work of Persol”
Durante il Milano Moda Donna, il famoso brand di occhialeria Persol riafferma e sviluppa il suo rapporto con l’arte contemporanea, presentando alla Bocconi Art Gallery le opere di otto nuovi talenti d’arte contemporanea provenienti da tutto il mondo, protagoniste della seconda edizione della campagna di comunicazione "A Work of Persol".
Gli 8 artisti sono: l'inglese Anne Hardy, il duo australiano Claire Healy e Sean Cordeiro, il britannico Mustafa Hulusi, la pakistana Seher Shah, la statunitense Amanda Ross-Ho, il francese Guillaume Leblon, l'italiano Francesco Cuomo e il francese Wilfrid Almendra. Le loro opere, insieme a quelle della collezione "A Work of Persol 2009", saranno esposte alla presenza degli artisti all'Art Basel 2010, la principale manifestazione internazionale dedicata all’arte moderna e contemporanea, in programma a Basilea (Svizzera) dal 16 al 20 giugno 2010.
A Work of Persol, progetto di comunicazione nato nel 2009 in collaborazione con l’agenzia creativa Cutwater di San Francisco (USA), si basa sulla connessione tra il processo creativo legato ad un’opera d’arte e quello unico ed esclusivo legato alla realizzazione di ogni occhiale Persol.
Fin dalla sua nascita nel 1917, Persol è sinonimo di espressione artistica, frutto di uno speciale sistema produttivo interamente "made in Italy", fatto di abilità manuale, cultura, passione e dedizione. Ogni occhiale del brand è il risultato di un processo di lavorazione incredibilmente accurato, lungo ben trenta giorni, e prima di essere destinato alla vendita viene sottoposto ad un attento controllo di qualità. Questo processo creativo esprime valori e passioni pienamente condivise dagli otto talenti dell'"A Work of Persol 2010". Le opere di ciascuno di loro, infatti, si distinguono per accuratezza artigianale, cura, tecnica, materia e abilità manuale.
Chiara Occulti, Brand Director di Persol in Luxottica, ha dichiarato: “Persol è un marchio basato sui valori della più autentica tradizione dell’arte del "fatto a mano in Italia", che ne fanno un riferimento insuperato negli accessori di prestigio. Siamo orgogliosi di rinnovare anche per il 2010 questa collaborazione unica con alcuni degli artisti contemporanei più interessanti del panorama internazionale. ‘A Work of Persol’ riafferma anche quest’anno il raggiungimento di un fondamentale traguardo nell’espressione dello stile Persol, uno stile che rimane legato ai suoi valori più tradizionali, pur continuando ad essere sempre proteso verso nuove frontiere”.
Dal 24 febbraio al 12 marzo, al Sephora store in corso Vittorio Emanuele 24/28,
la mostra fotografica “Tyen , 30 anni di creazione per Dior”
In occasione del MilanoModaDonna, il gruppo LVMH ha inaugurato il suo nuovo beauty store Sephora in Corso Vittorio Emanuele, accompagnado l'evento con un'esclusiva mostra di fotografie dedicata al genio creativo di Tyen, direttore artistico delle linee make-up della Maison Dior. Nato in Vietnam e trasferitosi a Parigi a 16 anni per diventare interior designer, Tyen ha invece, poi, iniziato ad occuparsi di make up al teatro dell'Opera e ben presto il suo talento artistico lo ha portato a collaborare con i più importanti fotografi e fashion magazines, realizzando, tra l'altro, numerose campagne pubblicitarie per prodotti make-up di Dior, con testimonials d'eccezione come Naomi Campbell, Carla Bruni, Linda Evangelista e Monica Bellucci.
Secondo il celebre make-up artist «Ogni fotografo interpreta la luce ed ogni stagione ha i suoi colori. La luce, grazie alle sue svariate tonalità, è il complice ideale per il make-up».
Dal 24 febbraio all’8 marzo, a Palazzo Marino,
la mostra fotografica “Lo specchio dei doni- La moda e lo stile”
Una raccolta di immagini dedicate al “dono”, ovvero al "talento", di 73 protagonisti della Moda made in Italy. A cura di MariaCristina Lani, con scatti di Alessandro Villa, l’esposizione presenta per la prima volta le fotografie di 73 stilisti, uomini e donne, ritratti nei rispettivi ambienti lavorativi della quotidianetà attraverso il filtro di uno specchio. Realizzata in collaborazione con il l’Assessorato Moda Eventi Design del Comune di Milano, e con il Patrocinio di Camera Nazionale della Moda Italiana, Comune e Camera di Commercio di Milano, la mostra è un vero e proprio reportage a colori, dove uno specchio cattura e riflette al pubblico una serie di personaggi che hanno il “dono” di saper creare qualcosa di speciale, unico ed irripetibile. Tra le immagini esposte si possono ammirare, ad esempio, John Richmond mentre si rilassa suonando la chitarra, i gemelli Dean e Dan Caten (Dsquared) colti nella pausa-sigaretta, o anche il duo stilistico Imelde e Stefano Cavalleri, alle prese con i capi della loro moda junior firmata “I Pinco Pallino”.
Dall’1 al 12 marzo, all’Armani/Teatro in via Bergognone 59,
la mostra “Richard Hambleton – New York”
Inaugurata la sera di Giovedì 25 febbraio, durante il MilanoModaDonna, e già proposta con successo alla settimana della moda newyorchese, l’esposizione, curata da Vladimir Restoin Roitfeld e Andy Valmorbida in collaborazione con Giorgio Armani, celebra il leggendario artista di strada newyorkese, attraverso 45 suoi dipinti originali, di cui 15 inediti, tutti in vendita.
Richard Hambleton è diventato celebre nei primi anni ‘80 quando, insieme ai suoi colleghi contemporanei Jean-Michel Basquiat e Keith Haring, iniziò ad utilizzare le strade di New York come tele per la sua arte, creando, ad esempio, le famose serie “Shadowman” e “Crime Scene”. Per questo è riconosciuto come ‘il padre della Street Art’. Le sue opere sono oggi esposte presso le collezioni permanenti di importanti musei come il MoMA, il Brooklyn Museum, lo Houston Museum of Fine Art, il Check Point Charlie Museum e lo Zellermeyer a Berlino, l'Andy Warhol Museum, l'Austin Museum of Art, il Milwaukee Art Museum, il New Museum of Contemporary Art, il Queens Museum e l'Università di Harvard. Nel 1984 Hambleton fu scelto per la Biennale di Venezia.
Tra le celebrità presenti alla serata inaugurale della mostra: Giorgio Armani, Roberta Armani, Vladimir Restoin Roitfeld, Andy Valmorbida, Clive Owen, Lindsay Lohan, Mario Testino, Pierre & Andrea Casiraghi, Eugenie & Stavros Niarchos, Dasha Zhukova, Lapo Elkann, Carine Roitfeld, Giovanna Battaglia, Francesca Versace, Tatiana Santa Domingo, Luca del Bono, Maria Buccellati, Conrad de Kwiatkowski, Aby Rosen, Rachel Zoe, Francesco Vezzoli, Fawaz Gruosi, Giuseppe Cipriani, Franca Sozzani, Bianca Brandolini d’Adda, Eva Riccobono, Martina Mondadori.
Dal 26 febbraio, allo store Borsalino, in via Lanza 4,
la mostra “Perdere la testa e il cappello tra moda e follia”
Promossa dalla Fondazione Borsalino, l’esposizione è dedicata all’iconografia del cappello e della moda nella collezione di arte outsider dell’Atelier di Pittura Adriano e Michele di San Colombano al Lambro (MI). Attraverso una quarantina di opere realizzate dagli artisti Umberto Bergamaschi, Silvano Balbiani, Giuseppe Bonparola, Curzio Di Giovanni, Patrizia Fatone e Massimo Mano, la mostra ricostruisce il legame sottile che da sempre intercorre tra cappello e follia, evidenziando la relazione tra il copricapo e la testa, tra contenitore e contenuto (il pensiero); relazione che, in questo caso, spazia dalla follia come malattia, alla moda come contagio. I disegni e le produzioni pittoriche esposte, mostrano il ruolo che il copricapo e gli abiti svolgono all’interno del loro e del nostro mondo: un sintomo in grado di svelare la difficile costruzione del sé che oscilla tra desiderio di distinguersi e necessità di omologarsi.
Il copricapo da sempre segnala potere, stato sociale, colore politico, ma anche libertà e volontà di distinguersi. Più di altri accessori rivela gli umori della moda, i suoi eccessi o piuttosto il ritorno all’ordine. Al cappello, proprio per il suo valore iconico e simbolico, da sempre è stata affidata la datazione delle opere d’arte, la comunicazione della moda (la parte per il tutto), i cambi nel costume e nei consumi. Uno storico della Moda agli inizi del Novecento affermava che l’eccessiva estrosità dei cappelli femminili anticipava importanti avvenimenti storici, funzionando ancora una volta come un sintomo.
L’interesse per la moda dimostrato nel corso degli anni dagli autori dell’Atelier Adriano e Michele evidenzia come il tema abbia un carattere spontaneo che rientra senza forzature nella loro personale ricerca. Un’attenzione che del resto è già documentata nelle prime collezioni psichiatriche della fine dell’Ottocento, come testimonia la collezione Prinzhorn di Heidelberg in cui compaiono abiti e accessori, spesso confezionati dagli stessi pazienti, e numerosi schizzi che ritraggono la moda del periodo. Non è quindi casuale che i cosiddetti 'folli' siano attenti al costume e ai cambiamenti, come se l’essere fuori dal mondo passasse anche dalla volontà di rincorrerne le mode e le tendenze per cercare di stare in linea, a passo con i tempi. Le follie della moda, ancora una volta. Una tensione che si trasforma in battaglia nel caso dei pazienti che nell’abito trovano spesso l’ultimo vessillo identitario, espressione di una libertà fisica e mentale sempre più ridotta.
A raccogliere l’eredità della relazione tra cappello e follia è la figura del "cappellaio matto" della fiaba di Lewis Carroll "Alice nel paese delle meraviglie", diventato tale -come leggenda vuole- a causa del mercurio utilizzato per la lavorazione del feltro, un metodo ormai superato di cui a stento si conserva memoria; o ancora, la pazzia del cappellaio era frutto di un apprendistato condotto vagabondando da una città all’altra, come a dire che chi non cammina sulla retta via (il lavoro, la famiglia, la carriera), prima o poi si perde, o piuttosto perde la testa, da cui tutto parte: sia in tema di cappelli che di follia; o piuttosto, per l’incapacità di poter sostenere le diverse identità sottese ad ogni cambio di cappello, come rivela Gustav Meyrink in Golem: "basta sostituirlo per ritrovarsi in testa il punto di vista dell’altro".
Il cappello ricorre, inoltre, nell’"Interpretazione dei Sogni" di Freud, come oggetto simbolico che accoglie desideri e patologie. Il "Berretto a sonagli" di Luigi Pirandello testimonia di come sia sufficiente calzare un berretto per raccontare la verità simulando la follia. Il cappuccio del pazzo da sempre simbolizza la figura del buffone a cui si sa sono concesse tutte le libertà. E, non a caso, gli artisti, i dandy, i rivoluzionari hanno spesso scelto il cappello per lanciare il loro messaggio: di rottura, di umorismo, di rivolta.
Dal 26 febbraio al 30 maggio, alla Triennale di Milano, in Viale Alemagna 6,
nell’ambito della mostra "Roy Lichtenstein. Meditations on art",
12 “Borbonese Art bags limited edition” ispirate alla Pop Art del celebre artista statunitense
Il 26 gennaio alla Triennale di Milano si è inaugurata "Roy Lichtenstein. Meditations on art", retrospettiva incentrata sulle opere che Lichtenstein ha realizzato "appropriandosi" delle immagini provenienti dalla storia dell'arte moderna. A cura di Gianni Mercurio, che conobbe e frequentò l'artista quando era ospite a Roma dell'Accademia americana, la mostra raccoglie oltre cento lavori -tra tele di grande formato, disegni, collage e sculture- provenienti da collezioni internazionali pubbliche e private, realizzati dagli anni '50 agli anni '90, ed ispirati al Cubismo, all'Espressionismo, Futurismo e al Modernismo degli anni '30, all'Astrazione minimalista, all'Action Painting, oltre ai generi del paesaggio e della natura morta. E proprio dodici di questi soggetti in mostra sono stati riprodotti in altrettante art bag create dal marchio Borbonese in collaborazione con la Lichtenstein Foundation. Dodici "opere d'arte" che, non a caso, fino al 3 marzo saranno esposte negli spazi di "Meditations on art".
«Abbiamo voluto festeggiare in maniera speciale una data importante: i cento anni di attività di Borbonese, marchio storico di borse e accessori, che con l'arte ha sempre avuto un rapporto profondo - ha spiegato l'amministratore delegato della maison, Carlo Morfini. - Un regalo di compleanno progettato e realizzato scegliendo dodici disegni tra le opere più significative di Lichtenstein, come Sunrise, Yellow Brushtrow e Girl with Tear".
I prototipi delle 12 art bag di Borbonese sono esposti in Triennale fino al 30 maggio (giorno di chiusura di "Meditations on Art"), mentre la limited edition dei 12 modelli (cento copie per ciascun esemplare proposto in tre versioni – due shopper e una pochette- tutte firmate e autenticate dalla Lichtenstein Foundation) è distribuita nei monomarca di Milano, Roma, Bologna, Torino e in tre o quattro selezionati multibrand.
In parallelo, per accompagnare e commentare la mostra, la boutique Borbonese di Milano, in via della Spiga, adurante la fashion week (dal 24 febbraio al 3 marzo ) espone in vetrina foto e video inediti sull'artista. Un modo per mettere in luce la sua lunga e complessa attività artistica, che va ben al di là dell'eroico triennio di pop art (dal 1962 al 1964) in cui produsse i famosi dipinti ispirati ai classici del fumetto americano.
Non è la prima volta che Borbonese guadagna uno spazio nell'arte: la borsa che nel 1986 realizzò in un unico esemplare su disegno originale di Giacomo Balla, è stata esposta l'anno scorso nell'ambito della mostra milanese "Futurismi e Futuristi" a Palazzo Reale.
Dal 27 febbraio al 4 aprile, alla Triennale di Milano in viale Alemagna 6,
la mostra "Greta Garbo: The Mystery of Style"
dedicata dalla maison Ferragamo alla leggendaria diva e fashion icon del primo ‘900
Per la prima volta una mostra espone al pubblico il guardaroba personale della “divina” Greta Garbo, mirando ad evidenziare la contemporaneità, il minimalismo e l'essenzialità del suo stile. Accanto agli abiti di scena e ad una serie di ritratti fotografici della celebre attrice svedese, l’esposizione raccoglie abiti, trench, cappelli della sua collezione privata, oltre alla grande collezione di scarpe fatte su misura per lei dal “Calzolaio dei Sogni” Salvatore Ferragamo. Un'occasione, dunque, per esplorare da vicino l’estetica della star più misteriosa della storia del cinema, colei che miscelando giacche e pantaloni maschili con scelte artistiche audaci, incarnò il nuovo archetipo femminile del XX secolo, il prototipo della donna sensuale, androgina, liberata.
Lunedì 1 marzo, a Palazzo Morando, in via Sant'Andrea 6,
inaugurazione del nuovo spazio espositivo “Costume Moda Immagine”,
con quattro mostre di costume design dal ’700 a oggi.
Nato da una riconversione del museo, il nuovo spazio è il «perno attorno a cui ruoterà il nuovo concept del quadrilatero della moda», ha detto, Assessore alla Cultura del Comune di Milano. Massimiliano Finazzer Flory. Fino al 2 maggio, ospiterà quattro mostre:
“Milano e lo stile di una citta’ tra ‘700 e ‘900”, con tessuti, abiti, accessori e dipinti delle collezioni civiche finora conservati al Castello Sforzesco”;
“Dettagli di Moda - gli anni Venti e Trenta nella collezione Mangiameli”;
“La Sartoria Tirelli - i costumi dell’atelier tra cinema e teatro”, che raccoglie i costumi teatrali e cinematografici realizzati dall’atélier, nell'allestimento curato dal premio Oscar Gabriella Pescucci;
“The Thread of Dreams-Il filo dei Sogni”, 150 anni di tessuti e disegni che raccontano la storia della maison Frette.
26 Febbraio 2010
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