Chris Gilmour, l'artista del cartone

Ha esposto a Parigi, New York, Londra, Milano le sue sono creazioni realizzate con semplice cartone da imballo: fra esse, una Aston Martin DB5

Quanta bellezza può esserci in un foglio di cartone? Probabilmente non molta, se pensiamo a questo materiale nella sua accezione più comune: involucro da scartare od oggetto con poche possibilità di riutilizzo. Ma se riusciamo a immaginare la sostanza viva di cui è fatto, l'insospettabile vitalità e duttilità che possiede, allora forse cambieremmo opinione.

In questo ci può aiutare Chris Gilmour, nativo di Manchester ma residente ora in Italia, definibile molto sinteticamente come "l'artista del cartone". È questo infatti il materiale che ha scelto di plasmare per rappresentare automobili, biciclette, macchine da scrivere, Lambrette, Harley Davidson, figure umane, caffettiere e tanti altri oggetti che, a ben guardare, non sono semplici "cose".

Ognuno di questi, infatti, ha, nell'immaginario collettivo, anche un significato simbolico, è veicolo di memorie sociali e personali: contiene un valore, così come il cartone può contenere un oggetto. Un altro punto a favore di questo materiale così sottovalutato. La Fiat 500 che Chris ha realizzato qualche anno fa, ad esempio, rappresenta un pezzo di noi e parla di un'Italia negli anni del boom economico: riprodotta in cartone, ferma quel significato e lo restituisce allo spettatore in tutta la sua verità.

Sì, perché le sculture di Gilmour sono straordinariamente reali e, guardandole, vien voglia di aprirle, quelle portiere, di salirci dentro e scappare via. Figuriamoci se poi, di fronte a noi, ci sta una meravigliosa Aston Martin DB5, l'auto di 007 apparsa per la prima volta in "Goldfinger", quando il sorriso sornione dell'agente speciale era ancora quello di Sean Connery.

Chi non ha sognato guardando quella vettura, che tutto poteva, sparava, correva via, rivelava trucchi da prestigiatore? L'artista l'ha riprodotta, nel 2006, in rigorosa scala 1:1, per dare corpo a quel sogno adolescenziale. Ma anche per raffigurare il concetto di mascolinità, o di supereroe, che essa evoca: insomma, è simbolo di come l'oggetto possa in qualche modo veicolare un'immagine, un'idea, un modo di vedersi e presentarsi al mondo.

Gli ci sono voluti circa tre mesi di lavoro solo per realizzarla: un tagli e cuci di fogli di cartone di scarto, con tutte le sue imperfezioni, per ricreare gli 80 pezzi necessari, da incastrare l'uno all'altro, e vedere fiorire l'Aston. L'auto-opera, infatti, andava in mostra al Freight and Volume di New York, per la mostra Pussy Galore e, realizzarla in un monoblocco come Chris di solito fa con le sue creazioni di cui incolla i componenti, avrebbe reso difficile spostarla e "manovrarla".

La fase preparatoria per la sua realizzazione, quindi, è stata lunga e impegnativa perché ha richiesto un accuratissimo studio dei disegni tecnici della vettura, la scelta di come suddividerne la superficie, la trasposizione dei dettagli sui fogli di cartone e, infine, il loro assemblaggio, con tanto di curvatura di alcuni elementi. Non un gioco da ragazzi di certo, ma il risultato di un lavoro di artista che conosce bene, e ama molto, il materiale con cui sta creando.

Oltre ad automobili, ciclomotori, biciclette (per le quali è necessaria una tecnica da cesellatore per realizzare i raggi, le catene, i pedali, etc etc) Chris, ultimamente, rappresenta molto di più l'elemento umano "scolpendo", secondo una tradizione classico-figurativa, vere e proprie statue. Sempre di cartone, naturalmente. Perché l'arte, in fondo, non conosce percorsi precostituiti. E neanche regole, se non quelle degli occhi di chi la sta osservando.

Cristina Cleri

28 Maggio 2010

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