Doppio al femminile per l'arte moderna

Confronto inevitabile per Odile Decq e Zaha Hadid, archistars di Macro e Maxxi

La francese Odile Decq, artefice del progetto d'ampliamento per il Macro, museo d'arte contemporanea, è attenta alle tendenze dinamiche dell'architettura europea; l'irachena Zaha Hadid, londinese d'adozione, archistar del Maxxi, struttura parallela e antagonista, è più orientata all'architettura d'oltreoceano. Il punto d'incontro tra le due designer è Roma, città eterna, svecchiatasi dagli anni Settanta, dalla Storia e dall'archeologia, finalmente proiettata nell'ottica della contemporaneità.

Un raffronto fatale, per la concomitanza d'eventi e momenti, eppure le distanze ci sono, eccome. Classe 1955, trent'anni di solida carriera alle spalle, fisico minuto, capelli a caschetto in stile dark e occhi bistrati, protagonista in costante ascesa con le sue architetture dinamiche di derivazione "high tech", per Odile Decq, la scala di misura nel rapporto con l'opera "concorrente", è assolutamente incompatibile.

Il museo di Via Reni è il doppio del Macro, costato sei volte di più; ma oltre allo scarto di dimensioni, quella di Zaha Hadid è un'architettura «che punta a stupire, immaginando il suo museo come uno svincolo futuribile di corsie autostradali». Al contrario, il progetto d'ampliamento nel quartiere Nomentano, è stato pensato in modo più funzionale, con l'attenzione a chi vive e abita gli spazi rimodellati, cercando di riprodurre le sensazioni che si provano camminando nel centro di Roma.

Infatti, ecco differenti punti di vista e d'approcci, le aree interne ed esterne non concepite in un sistema statico, ma in una sorta di piacevole dinamismo che diventa, per i visitatori, l'attrattiva di una continua scoperta. All'angolo tra via Nizza e via Cagliari, la creazione di un doppio ingresso rispetto alla passata sede del museo (in via Reggio Emilia) e l'insediamento di un intero isolato con la realizzazione di un tetto-giardino transitabile a più livelli, consente la riappropriazione di una parte di città finora ignorata.

Come si sa, il progetto del nuovo Macro sorge a ridosso dell'originaria struttura recuperata nel 1999 e dalla quota più alta dell'edificio ristrutturato di via Reggio Emilia, s'individua la nuova sezione: un'oasi in piena città, in cui si distingue uno scenario astratto, movenze declinate di masse acquatiche, grazie a una grande fontana realizzata sul tetto e palazzi storici che sembrano far parte di un impianto scenografico alla maniera di Michelangelo Pistoletto.

L'architetto progetta la città del futuro e per Odile Decq non ci sono dubbi, gli elementi indispensabili per la capitale saranno espressi nelle strutture che potenzieranno l'arte contemporanea; una scelta che potrà richiamare turismo, nutrire l'immagine d'internazionalità da qualche tempo vagheggiata.

Il Maxxi, museo nazionale delle arti del XXI secolo, è l'opera imponente progettata da Zaha Hadid, classe 1950, master in matematica pura conseguito a Beirut e, a proposito di matematica, lei afferma d'amarla perché «disciplina che ti educa a organizzare e strutturare i processi della mente».

Quintessenza dell'archistar cosmopolita, deve la sua grande notorietà alla vittoria nel concorso The Peak (Hong Kong, 1983), per il quale realizza disegni di straordinaria originalità. "Queen of Today" è stata definita dal presidente del Maxxi, Pio Baldi, nel giorno dell'inaugurazione del più grande centro per la creatività e l'arte contemporanea, ma gli appellativi per lei si sprecano.

La città è l'emblema, mentre l'opera, fortemente simbolica, è giunta in un momento di transizione dall'astrattismo allo studio di "spazi fluidi". Per l'architetto Hadid, Roma è una città fatta di luci e stratificazioni; la sua struttura, infatti, appare divisa in piani diversi che s'intrecciano e s'intersecano (ecco "le corsie autostradali" di cui parlava Odile Decq), illuminata da luce naturale. Un progetto che, pur nella sua specifica identità, si è voluto contestualizzarlo nell'assetto urbanistico preesistente.

Liliana Adamo

29 Giugno 2010

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