Paolo Portoghesi, Casa Baldi

La mano sicura dell'architetto romano plasma le forme convulse della Casa Baldi (1959-61), in pieno accordo con i flussi dell'ambiente circostante, realizzando un perfetto equilibrio tra manufatto e natura

A pochi passi dalla Casa, su un dirupo di tufo che sovrasta la valle del Tevere, si trova la rovina d'un sepolcro romano, erosa dal tempo al punto da renderne irriconoscibili le fattezze. Proprio quei ruderi di tufo e pozzolana debbono aver instillato il proprio seme nella mente di Portoghesi, allorchè questi concepì la Casa Baldi, così come ci appare.

L'intuizione generatrice posta in atto attiene il ribaltamento, o meglio la ricomposizione, del processo coattivo imposto dalla natura alle vestigia romane. Un'architettura non più succube del proprio ambiente, ma capace di relazionarsi intimamente ad esso, inflettendosi sotto la spinta del vento ed abbandonando l'indole introversa della domus romana per un'equilibrata simpatia con l'intorno. La forte dualità tra esterno e ambienti interni è segnata dalla curvatura delle pareti perimetrali: concave al di fuori, internamente convesse, esprimono un garbato invito a vivere dinamicamente la casa, partecipando al paesaggio.

La formula dell'inquadratura statica attuata dalle finestre tradizionali viene abbandonata in favore di un sistema più fluido, realizzato inserendo il serramento nel punto ideale di convergenza dei setti parabolici, con un effetto di letterale proiezione di tutti i sensi dell'utente verso l'esterno.

Il procedimento sintattico adoperato nella connessione degli elementi primari dichiara un'ascendenza neoplastica, disattesa però da uno spazio orientato e pulsante, diametrale rispetto all'isotropia degli interni di Rietveld. Incunaboli di una serie di ipotesi linguistiche ampiamente generalizzabili, le formulazioni sintattiche della Casa Baldi ricorrono distillate in numerose esperienze progettuali dell'architetto romano.

Il ricorso ai tamponamenti in tufo, ai cornicioni e alle modanature denuncia apertamente un riferimento culturale all'identità architettonica dell'Urbe, perseguendo su una scala antropologica, quell'idea di equilibrio ricercata sin dal'inizio, plasmando l'involucro murario sull'ansa del Tevere. Con questo precoce capolavoro, Portoghesi mosse uno dei primi passi sulla via di quell'"architettura radicata" nella consapevolezza storica delle proprie origini, come unica possibile via d'uscita alla crisi della disciplina architettonica.

Matteo Gabos

9 Luglio 2009

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