SM, Citroën - Maserati: dreamcar con doppio passaporto
La sofisticatezza tecnologica Citroën sposa l'indole corsaiola del Tridente in un'automobile unica, indimenticabile combinazione di comfort e sportività
Alla fine degli anni '60 la Maserati aveva raggiunto la fase apicale di un travagliato periodo di instabilità finanziaria: la gestione della Casa modenese era passata di mano in mano senza che si giungesse a un risanamento concreto delle sue condizioni. Contestualmente la Citroën, che navigava in acque molto più tranquille, vedeva impegnati i propri tecnici nello sviluppo di una sportiva che raccogliesse il bagaglio tecnico della berlina DS, mutuandone diverse componenti meccaniche.
Gli studi sullo stile della nuova vettura erano iniziati solo a metà dei '60, con obiettivi ben precisi: conservare lo stile personalissimo di Flaminio Bertoni, riattualizzandolo in vista del decennio alle porte. Nel 1968, il design della nuova coupè era definito in tutto, finanche nel nome, inizialmente sintetizzato in una laconica "S". Mancavano al contrario solide certezze riguardo alla meccanica: si diede per certa la presenza delle sospensioni idropneumatiche ma sul propulsore non si riuscì a deliberare con sufficiente decisione. La soluzione balenò agli occhi del team francese con l'affare Maserati.
Una ventata d'ossigeno venne insufflata nei polmoni del Tridente quando nel 1968 la Michelin, proprietaria del marchio Citroën, ne acquisì il controllo dalla famiglia Orsi. Con il know-how Maserati dalla propria, era solo questione di tempo prima che si giungesse a un’ipotesi plausibile di propulsore. A fronte della scadenza di sei mesi concessa, poco più di tre settimane dopo il progetto dell’ingegner Giulio Alfieri era pronto sul tavolo dei vertici Citroën. Una celerità che trova la propria giustificazione nella diretta derivazione del neonato V6 di 90° da 2670 cc dal precedente V8 Maserati, amputato di due cilindri e maggiorato di poco nelle misure interne di alesaggio e corsa.
I primi prototipi furono presentati con l'altisonante denominazione di "Citroën S-Maserati", sostituita dalla sigla commerciale "SM" in occasione del debutto definitivo del 1970. La coupè lunga 489cm e alta 183 offriva il comfort e lo spazio interno di una berlina, puntando su un design di assoluta modernità. La presenza di spigoli vivi, l'uso contenuto delle cromature e la calotta di vetro che ricopriva in un unico pezzo gruppi ottici e targa, suscitarono clamore e ammirazione nel pubblico senza snaturare la concezione stilistica impostata da Bertoni. Perfettamente in linea con la tradizione Citroën le soluzioni tecnologiche di cui beneficiava la meccanica: un impianto frenante con sistema antibloccaggio delle ruote posteriori, un cambio a 5 marce in alternativa ad un automatico a 3 rapporti (standard sulle versioni USA) e il particolare servosterzo, denominato Diravi.
La prima versione della SM, equipaggiata col V6 2.7cc da 170CV raggiungeva i 220km/h accelerando da 0-100 in 8.9". La seconda serie, abbandonò i carburatori Weber in favore dell'iniezione Bosch, con un incremento di potenza pari a 8CV. Una motorizzazione da 3.0cc da 180CV spingeva l'ultima leva di SM, entrata sul mercato nel 1973. In totale furono prodotte meno di tredicimila SM, alcune delle quali furono modificate dal carroziere parigino Chapron che realizzò una versione cabrio, una quattro porte ed una versione scoperta di quest'ultima, tuttora utilizzata dall'Eliseo. Da segnalare anche l'impiego della vettura nei rallies internazionali.
Un sodalizio durato 7 anni quello tra Citroën e Maserati, interrottosi non senza rimpianti nel 1975, esso ha segnato indelebilmente la storia dell’automobile, come testimonia l’apprezzamento del mercato, con quotazioni che toccano i 14.000€.
17 Luglio 2009
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