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Fernanda Pivano: Viaggi, Cose, Persone
Milano celebra l'artista che fece conoscere all'Italia la Beat Generation. In mostra, scritti inediti, foto e i gioielli etnici dei suoi viaggi.
Cosa si può dire di Fernanda Pivano, che non sia già stato detto e scritto? Fu talmente grande il lavoro che compì, così monumentale la sua determinazione a diffondere anche in Italia la dirompente cultura americana della Beat Generation, che tutto sembra già noto. Invece, come tutti i grandi letterati, i cui scritti ne consacrano l'immortalità postuma, anche la sua storia si rinnova con il passare degli anni. E, in questo scorrere del tempo, acquisisce sfumature e dettagli che, oggi più di ieri, abbiamo voglia di ascoltare.
Per assistere a questa narrazione, basta visitare la mostra "Fernanda Pivano. Viaggi. Cose. Persone" che, dal 6 aprile al 18 luglio, giorno del suo compleanno, rimarrà aperta alla Galleria del Gruppo Valtellinese, a Milano, nel Refettorio delle Stelline.
La mostra, ideata da Michele Concima e curata da Ida Castiglioni, Francesca Carabelli ed Enrico Rotelli, già curatore dei suoi "Diari", è un racconto sotto forma di fotografie, di scritti inediti, di gioielli da lei collezionati nel suo peregrinare in ogni angolo del mondo. Ma anche di disegni a lei dedicati dai grandi artisti del Novecento o di lettere mai pubblicate prima che lo stesso Cesare Pavese, suo mentore nelle prime pioneristiche traduzioni di Hemingway o Edgar Lee Masters, le scrisse.
Un bagaglio eterogeneo che mette insieme tanti oggetti e tanti ricordi, e ci restituisce, più in profondità, l'immagine della donna complessa, non convenzionale, esploratrice del mondo e di sé stessa che Fernanda Pivano era. Un racconto, appunto, perché è questo che fece durante tutta la sua vita: raccontare.
L'America, prima di tutto. Poi l'energia narrativa che la scuoteva negli anni '50 e i grandi, indimenticabili, scrittori che la fondarono e la trasmisero in tutto il mondo attraverso le loro parole. Parole di cui Fernanda si innamorò e poi decise di portare in Italia traducendo le opere di Hemingway, Ginsberg, Kerouac o scrivendo per e di Bukowski, Fitzgerald, Miller.
E quando leggere quello che questi autori scrivevano oltreoceano non le bastò più, li raggiunse per conoscerli, capirli, e descriverli, meglio. Con questi autori strinse dei legami forti, tanto quanto quelli che i cantautori italiani che conobbe dagli anni Settanta in poi. Primo fra tutti, Fabrizio De Andrè, il "poeta d'oggi", come lei lo definì, per definizione. Più di recente, l'abbraccio artistico con Vinicio Capossela, Vasco Rossi, Jovanotti, Ligabue, nella cui musica riconobbe la stessa missione che aveva caratterizzato tutta la sua esistenza: parlare del mondo affinché, anche una sola di quelle frasi, potesse contribuire a migliorarlo.
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