Marilyn Monroe, il vestito all'asta per 2mln di dollari
A Los Angeles viene battuto l'abito bianco di Marilyn in Quando la moglie è in vacanza. Base, due milioni di dlr. E a New York nasce Save the dress.
È probabilmente l'abito bianco più famoso mai indossato da una donna che....non era la moglie. Il gioco di parole in realtà è possibile in italiano ma non in ignlese, perchè il titolo originale del film è "The seven years itch", che significa la crisi del settimo anno. Noi lo conosciamo coon un altro nome: "Quando la moglie è in vacanza". Ma l'immagine simbolo è la stessa: Marilyn Monroe che indossa il vestito pieghettato con la gonna che si alza su una grata della metropolitana di New York. Ebbene quell'abito, esattamente quello, è all'asta. L'appuntamento è fissato per il 18 giugno, alla Pofiles in History di Beverly Hills, Los Angeles. Viene battuta l'intera collezione di Debbie Reynolds, altra attrice che appartiene alla storia di Hollywood e che ha raccolto 3500 costumi e 20mila fotografie che raccontano 50 anni di storia del cinema.
Ci sono il cappellino di velluto verde con piume che Rossella òHara si confeziona con le tende in Via col Vento. Ci sono le scarpette rosse che Judy Garland indossava nel Mago di Oz. C'è una bombetta autografata di Charlie Chaplin. E ancora il copricapo di Cleopatra, alias Elizabeth Taylor, e l'abito d'epoca che nello stesso film indossava Richard Burton. C'è il vestito che Audrey Hepburn indossa per andare ad Ascot in My fair lady. Si potrebbe continuare all'infinito. Ci sono anche altri costumi indossati da Marilyn, ad esempio quello rosa accesso di "Gli uomini preferiscono le bionde".
Ma c'è soprattutto quell'abito. Gonna plissettata bianca, che si alza in quell'inimitabile modo (evento da accompagnare con l'altrettanto inimitabile gesto di cercare di non far alzare la gonna). Vita stretta, con fascia che inizia subito sotto il seno. Scollatura che oggi sarebbe considerata castigatissima, non scopre nemmeno un centimetro di seno, ma in compenso lascia interamente scoperte le spalle, con un effetto che manco il bikini più audace. Base d'asta: 2 milioni di dollari.
Trattasi di cifra che viene considerata di tutto rispetto anche da chi quando va a fare shopping è abituato a non badare a spese. Con un'aggravante: il vestito è praticamente impossibile da indossare. Non per la patina del tempo: pare che abbia lasciato il segno, soprattutto sul colore del tessuto, ma una signora che spende milioni di dollari per un abito in genere può permettersi sarte e tintorie decisamente in grado di rinfrescare adeguatamente qualsiasi mise. Ma perchè l'effetto più probabile che si ottiene indossando una tale icona rischia di essere quello del paragone immediato con un'altra. Anzi, vista la trama del film in questione, dell'altra più famosa della storia dell'immaginario collettivo.
Fuor di battuta, la destinazione è più prabilmente una collezione, magari di un miliardario che ama i cimeli di Hollywood (trattasi di un filone di successo). E qui c'è una notizia nella notizia. Per evitare che il vestito finisca in una collezione privata, a New York è nata un'iniziativa. Si chiama "Save the dress", è stata lanciata da una compagnia hi tech (inQuicity), e ha lo scopo di vincere l'asta e di esporre il vetito nella grande mela. C'è anche un apposito sito, chiunque può fare una donazione, dai 5 ai 500 dollari, ed esprimere una preferenza sul luogo in cui vorrebbe vedere esposto l'abito.
Per i pochissimi che non lo sapessero, la celeberrima scena è ambientata a Manhattan. Lexington Avenue, angolo 52esima strada. Il regista, Billy Wilder, ha provato a girarla sul posto, ma la folla di curiosi gli ah impedito un risultato soddisfacente. Risultato: la scena, così come è montata nel film, è stata girata in studio. Correva l'anno 1955. Oltre mezzo secolo, per un abito che non sfigurerebbe oggi in una vetrina di Montenapoleone. Disegnato da William Travilla.
13 Giugno 2011
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